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Testimonianza del servizio con la Stella Maris

13/06/12

Ogni azione, anche la più bella, quando viene ripetuta troppo spesso corre il rischio di perdere, agli occhi di chi la compie, la bellezza che possiede. Il suo "essere speciale". Col mio servizio quotidiano alla Stella Maris talvolta corro quel rischio: il bellissimo e gratificante servizio che svolgiamo a volte mi appare come "routine". Certo solo qualche volta ma succede. Una piccola, magari sciocca, cosa che ci fa tornare chiaro nella mente quanto sia bello essere "casa lontano da casa". Nel mio servizio da ship visitors del martedì ho visitato una nave che ancora non avevamo avuto il piacere di vedere nel nostro grande porto di Genova. Così, come ho fatto molte altre volte, sono salito su per un ripidissimo scalandrone, portando nella borsa le stesse cose che avevo quelle molte altre volte. Ho ritrovato un cuoco ucraino, che avevo già conosciuto come membro di un altro equipaggio. E mentre chiaccheravo con lui ho messo sul tavolo della mensa i soliti "doni cartacei" che portiamo a bordo: le news nelle varie lingue, il materiale turistico, qualche rivista del settore... e le "immaginette" religiose. Quei santini che portiamo non per fare proselitismo ma per testimoniare, con delicatezza, il nostro essere "Apostolato" del Mare. Per la precisione era uno di quei classici santini con Gesù, grande e protettivo, che abbraccia un gruppo di marittimi nella tempesta. Il disegno è ormai un pò vintage (il timoniere ha un classico taglio anni '70-'80...) ma la bellezza dell'immagine è sempre notevole.

Un membro dell'equipaggio, iraniano, mi ha chiesto chi fosse l'uomo con la barba. Gli ho risposto che era Gesù, dicendogli che sapevo quanto fosse una figura importante anche per i musulmani. Lui ha confermato l'importanza di Gesù per la sua cultura e mi ha chiesto se, quindi, proteggeva i marittimi.

Gli ho risposto che protegge tutti, e che quell'immagine la portiamo per dare conforto ai marittimi ricordandogli che anche loro sono protetti da Lui.

Allora il tono della conversazione è cambiato. Il marittimo ha iniziato a parlare col tono che si usa quando si confida un gran segreto ad un amico. E mi ha confidato che da tempo ha nel cuore la voglia di conoscere meglio il Cristianesimo.

Ma che non sa come fare.

Gli ho detto che potevo aiutarlo a parlare con qualcuno che potesse instradarlo, e che ci saremmo risentiti quando ( due giorni dopo) la sua nave fosse tornata a Genova.

Lui ha sorriso, ringraziandomi di cuore e pregandomi però di raccomandare la riservatezza al prete che avrei mandato da lui, perchè nel suo paese è vietato convertirsi, e che parlava con me solo perchè non c'erano altri iraniani sulla nave.

Sono rimasto colpito: come i primi cristiani quest'uomo del 2012 mi chiedeva, impaurito e di nascosto, di mostrargli la via di Gesù. Ovviamente l'ho rassicurato, dicendo che nessuno eccetto noi avrebbe mai saputo di questo suo desiderio. Dopo esserci affettuosamente salutati, con lui e col buon cuoco ucraino, sono sceso giù da quel ripido scalandrone, e tornando alla macchina ho sentito che il cuore era pieno. Pieno di emozione per quell'uomo che non conosceva Gesù, ma che vedendolo abbracciare  i marittimi come lui mi aveva chiesto di spiegargli chi era. Compiendo un gesto vietato per il suo paese. E la mia routine è diventata ancora una volta qualcosa di speciale...

 

Eros Andriani

Stella Maris Genova

Tratto da: www.ilcittadino.it