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La Federazione Nazionale Stella Maris

La Federazione Nazionale Stella Maris, Associazione di promozione sociale costituitasi nel 2006, dedica la propria missione all'accoglienza e all'assistenza dei marittimi, dei naviganti e, in generale della Gente di Mare, in transito nei porti italiani.

Inoltre, essa promuove il rispetto e la dignità della gente di mare, anche attraverso la promozione di iniziative di sensibilizzazione, rivolte alla società civile e alle comunità ecclesiali, sulle condizioni di vita e lavorative a bordo delle navi.

La Federazione, riunendo e coordinando i Centri Stella Maris situati in diversi porti italiani, si prende cura, concretamente, dei bisogni primari dei marittimi, intervenendo in caso di emarginazione, assistenza, sofferenza e solitudine sociale.

La Federazione Nazionale Stella Maris opera a stretto contatto con l'Ufficio Nazionale per l'Apostolato del Mare, ufficio della Conferenza Episcopale Italiana dedicato alla pastorale della gente di mare.

LA STORIA DELL'APOSTOLATO DEL MARE.

L’Apostolato del Mare fu fondato a Glasgow nel 1922 e, una volta ricevuta la benedizione di Papa Pio undicesimo, si è rapidamente sviluppato nel resto del mondo. L’Apostolato del Mare, nato come un servizio di visita alle navi offerto dai laici ai marinai, divenne parte del ministero della pastorale della Chiesa dopo una lettera apostolica del 1958. In quegli anni, la marineria predominava e la Chiesa gestiva ostelli per i marinai nelle maggiori città portuali, ove i marinai potevano soggiornare durante la permanenza delle loro navi nei porti che, talvolta, poteva durare diverse settimane. Centinaia di volontari, provenienti dalle parrocchie locali, erano coinvolti nell’offrire ospitalità ai marinai residenti negli ostelli, peraltro spesso colmi di persone. Ad un certo punto, il commercio per mare e lo stile di vita dei marinai cambiarono in maniera notevole con l’avvento della globalizzazione. L’industria del mare si è sempre caratterizzata per la sua vocazione internazionale, anticipando le dinamiche che sarebbero state proprie della globalizzazione.

La ricerca di sempre maggiori margini di profitto – sui costi della spedizione, della mano d’opera e dei dazi portuali – combinati al progresso tecnologico, hanno cambiato per sempre il volto della marina mercantile. Le navi sono diventate più grandi e i porti si sono allontanati dai centri abitati delle città, in cerca di nuovi approdi e fondali più profondi. I marinai sono scomparsi dietro le barriere delle darsene. Il carico e lo scarico delle merci è divenuto sempre più veloce: ogni ora trascorsa in porto significa un costo maggiore dei dazi portuali.

Il numero dei membri degli equipaggi si è molto ridotto.

Nel frattempo, nel periodo delle forti migrazioni da un continente all’altro, le navi cominciarono a diventare dei veri e propri mezzi economici per il trasporto di tante famiglie disperate, alla fame, sradicate dalla loro terra verso un mondo completamente nuovo ed ignoto nei costumi, nella lingua e nella religione.

Accanto ad essi, ai tanti disperati di terza classe, ammassati con le loro povere cose e lo sguardo vuoto verso l’orizzonte, vi era spesso un Sacerdote. A volte i cappellani imbarcati erano anche tre, uno per ogni classe presente sulle navi passeggeri. In terza classe, il sacerdote doveva essere in grado di prendere tanti cuori affranti e rinfrancarli portando il dono di una Fede e di una Speranza più grandi di quelle umane. La lunghezza dei viaggi comportava, poi, anche un grande lavoro sacramentale per l’iniziazione battesimale di tanti bimbi nati in navigazione, unioni matrimoniali di tante coppie che non avevano avuto tempo e soldi per sposarsi in Chiesa e anche molti defunti. Morti per vecchiaia, ma spesso per non aver retto ad uno sradicamento insanabile dalla terra natia.

Negli archivi dell’Apostolato del Mare italiano si trovano documentazioni di Sacramenti amministrati nel 1923 su navi di Compagnie ormai scomparse, come il Lloyds Sabaudo o la Compagnia Italia. Dal 1934 alcune navi da carico della Costa Crociere, che trasportavano anche migranti, cominciano ad avere, in modo continuativo, la presenza del Sacerdote a bordo per accompagnare queste persone in terre lontane. Poi, anche quando il movimento migratorio – con quelle caratteristiche – è via via venuto meno, molte Compagnie di navigazione hanno deciso di lasciare comunque il cappellano a bordo.